Enciclopedia d'Arte Italiana
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VECCHI Vittorio



Vittorio Vecchi, nato a Ferrara il 06/11/1947 vissuto a San Martino (Fe), dove è prematuramente scomparso nel 2013. Da sempre interessato alla pittura, solo nei primi anni ’80, sotto la guida dei Maestri ferraresi, Gianfranco Goberti, Maurizio Bonora e Paola Sonora, ha potuto appagare il suo bisogno di dedicarsi alle arti figurative superando i limiti delle precedenti esperienze pittoriche giovanili autodidatte. Nel tempo ha sviluppato una personale ed originale integrazione fra materia, colore e segno: un’alchemica "contemporaneità stilistica" ricca di suggestioni, simboli e memorie, continuamente impegnato a ricercare sintesi fra l’informale materia e la memoria dei segni, mai appagato di nuove tecniche ed emozioni, allergico agli stereotipi, ha rinnovato di continuo la propria capacità creativa, ricco sia di acute capacità di sintesi che di analisi, è approdato alla sua prima personale nel 1985 al centro culturale "Calcara" di Crespellano.
Decisamente intenso il curriculum espositivo che lo ha visto partecipare sia a personali che a collettive in Italia: Pordenone, Bologna, Ferrara, Mantova, Roma, Pisa, Cherasco (Cn), Venezia, Padova, Savona, Ravenna, Rovigo, Monselice (Pd), Rimini, etc).
All’estero: Lasko (Slovenia), Madrid (Spagna), New York (Stato di N.Y.) , Orlando e Gainesville (in Florida), Cork (Irlanda), Gulpen (Olanda) etc.
Alcune sue opere sono esposte in pinacoteche pubbliche e collezioni private in Italia e all’estero.

RIFLESSIONE DELL’AUTORE
Il segno, il graffito "ripreso" sono al centro delle mie opere. È l’idea base, il concetto, il quasi-tutto della mia arte. Il segno rappresenta il momento magico dell’intervento sulla materia, la scoperta di nuove dimensioni nascoste ma avvertibili.
Esaltante è la profanazione, l’aggressione che lacera una superficie vuota facendola rivivere come fonte di una nuova idea. Frantumata e superata l’esperienza figurativa intorno ai primi anni novanta, nasce in me il bisogno, quasi un accanimento, di graffiare e lacerare la materia; un bisogno che a volte diventa esasperante e drammatico, come il discorso di un sordomuto.
La mia ostinazione alchemica fa affiorare le luci e le ombre, i vuoti e i pieni di drammi inespressi, dilanianti come devastazioni.
Sento il bisogno di far uscire la materia dal ghetto della banalità del quotidiano e di inserirla in realtà sempre diverse e mutevoli; non è l’espressione formale che esalta la mia creatività, ma il rapporto tra pensato e fatto, senza orpelli.
L’origine della mia espressione artistica discende dal lento, severo, duro processo trasformativo, dove l’impegno agisce su uno spazio obbligato, bloccato nella necessità della sintesi. Con ogni ricerca sono intransigente, lavoro in profondità, sfaldo piani e volumi, mi oriento nell’abisso della fantasia, ritrovando nel gesto il graffito dell’umanità.
Ogni pietra, ogni sasso, ogni briciola di materia tatuata dalla mia mano porta le stimmate della sofferenza. L’ossessione mi spinge a penetrare nell’intimo delle cose, scovare la loro anima, manipolarne l’intimità. La passione e l’ardore delle mie manipolazioni mi mordono dentro stimolando in me fantasia e creatività, matrici del mio essere. Le mie narrazioni sono silenziose e tattili come sogni che si materializzano e mi perseguitano. Non trovo spazio per digressioni; mi concentro sulle cromie che la materia consente, capace di restituire intatta la tensione della mia azione fisica, vitale e forte di passione. Sono sicuro che la mia vocazione ha inizio nel momento in cui accetto di sentire il mio io come "cosa" che si proietta negli oggetti, immaginandoli sempre plastici, malleabili alle mie idee, immedesimandoli nel mio essere, rendendoli complici ed io stesso complice della loro forma. La ricerca della forma mi dà la sensazione di viaggiare in un labirinto dove la preoccupazione maggiore è quella di trovare il collegamento per l’uscita.




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Citation-one, 2000, 55x55, tecnica mista
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Riminiscenze-5.2, 1999, 55x55, tecnica mista
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Trittico, 2009, 140x260, tecnica mista
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Citation-one, 2000, 55x55, particolare
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Il labirinto, 2012, 100x50, tecnica mista su legno
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Il puzzle della memoria, 2002, 35x85,tecnica mista su legno
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Love, 2002, 124x54 tecnica mista
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Presagi -1, 2003-2004, 35x50 tecnica mista se legno
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Riminiscenze 3, 1999, 20x50, tecnica mista
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Totem, 2002, 35x50, tecnica mista su legno

Artisti a Palazzo Visconti 2017 Vittorio Vecchi


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