Enciclopedia d'Arte Italiana
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ZANNINI Paola Smita



Paola Smita Zannini, nasce a Ferrara nel 1960. Le sue doti artistiche sono evidenti al padre fin da piccola. Importanti sono gli insegnamenti avuti alla Scuola dei pittori ferraresi Alfeo Capra e Paolo Fabbri, soprattutto per la parte tecnica. Grande impulso creativo ed espressivo le venne dall’incontro con la pittrice giapponese Meera Hashimoto, con cui studia in India alla Multiversity di Poona, dal 1996 al 2001. Qui iniziò il processo meditativo-artistico che poi divenne il suo modus operandi anche tornata in Italia. Ha avuto anche una esperienza con la pittura Antroposofica di Rudolph Steiner. Dal 2013 inizia ad esporre le sue opere, trovando nelle mostre collettive e personali un riscontro di pubblico e di critica. Scrive poesie dal 2014 e dal 2017 si dedica alla ceramica ed alla tecnica raku. La manipolazione del colore e della creta sono per lei veicolo immediato per esprimere e comunicare le proprie emozioni, "la mia parte oscura e la mia luce". Dipinge spesso all’aperto, in simbiosi con la Natura, facendone il proprio soggetto principale, anzi, lasciando che "la natura entri nel foglio", sfiorandolo, e che "nel foglio rimanga la sua potenza". Dipinge su carta indiana, fatta a mano, sia con acrilici che con ad acquerello, di cui è veramente padrona. Conduce workshop e laboratori, sviluppando la comunicazione verbale e non, attraverso l’uso del colore. Ha collaborato con Comunità di recupero e con il Centro Teatrale dell’Università di Ferrara, con cui prosegue a lavorare. Ha tenuto alcune personali nel 2015, 2017, 2018 a Ferrara e rassegne Nazionali a Milano e Venezia.
Nella pittura..."Tutto il mio corpo è coinvolto. Non pianifico un obiettivo. Sono con il mio grande foglio, i miei colori e l’acqua. Sono i colori che giocano, e le mie mani giocano con loro. Ogni volta è una sorpresa."
"Vedere Smita mentre dipinge è quasi un rituale meditativo: tra la rilassante musica orientale, e le movenze lente e fluide con cui lascia prima cadere il colore e poi con le mani lentamente lo stende e lo sovrappone, lo amalgama o lo incrocia su questa meravigliosa e possente carta indiana, più forte e più spessa di una tela, che ne rende perfettamente la superficie intrisa e pronta a rispondere alle "carezze" o alle picchiettature e colate delle sue dita e braccia, si crea una sorta di "Mandala" libero e carico di emozioni simbiotiche con l’ambiente circostante. Per questo Smita ama dipingere nei boschi e nel verde, assorbendo la linfa vitale che ci unisce alla Natura più semplice e immediata, ricca di Vita e di energia. Si può considerare effettivamente una forma di action painting, dove il colore viene letteralmente buttato sulla tela, poi spalmato sulla superficie con l’ausilio di mani, braccia, gambe, tutte parti del corpo che possano dare forma al colore. Il fine ultimo è l’atto in sé, una danza, o una lotta, verso il supporto, per stabilire una connessione intima con la superficie da dipingere, ma in primo luogo con il proprio corpo e il proprio Io spirituale. Abbracciando l’atto fisico del fare pittura, Smita si fonde con la sua creazione, annientando la distinzione tra autore e opera, tra artista e creazione, in una grande, viscerale e profonda azione unificatrice. In questo modo espressivo vi è anche un richiamo all’arte cinetica, non nel senso più tradizionale, ma intesa come arte prodotta con il movimento. Si creano opere realizzate attraverso il corpo, che diventano un rituale, uno sfogo emozionale, liberatorio, pittorico e corporeo nello stesso tempo.
Allo stesso modo Smita si approccia alla manipolazione della ceramica e del raku. Il contatto richiesto con il gesto e il contatto diretto con la creta, dona alle sue creazioni l’imperfezione e l’originalità sia nelle forme che nelle cromie. I suoi "vasi" sono asimmetrici e vengono da lei plasmati ad occhi chiusi, così come alcune tele sono realizzate al buio, in modo da essere in completa simbiosi tra interiorità e materia o colore. I risultati sono spettacolari, soprattutto il raku, già di per sé creazione lasciata all’intervento degli agenti esterni, fuoco e cenere e acqua e foglie, che interferiscono con le cromie volute dall’artista, riuscendo sempre a donare un qualcosa in più. Altrettanto nei dipinti, l’immagine fuoriesce dall’astratto, che è sempre in divenire, sempre in febbrile attesa della prossima definizione, dirompente forza rinnovatrice; e le sue opere si riempiono di Natura e di emozioni profonde, completamente informali nella prima fase, e poi riescono a prendere forma, con l’aiuto di sfumature in bianco e nero, a volte con pennello, diventando foreste e boschi come quelli che circondano l’artista. Un processo voluto e non voluto, un insieme inscindibile tra pensiero e sentimento che passa nell’atto stesso del "fare", naturalemente e magicamente insieme... e come afferma Smita: "Vivere d’arte non è fare un quadro o una ceramica. È creare se stessi."
(Francesca Mariotti, 2018)


QUOTAZIONI *
Quotazione fornite dall’artista:
- dai 350 € ai 1500 euro le ceramiche e raku
- dai 500 ai 4500 € i dipinti




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FANTASIA, acrilico, cm 105x80
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figura-bendata-raku-okok
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FORESTA AZZURRA, acquerello
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IL BOSCO INCANTATO, acrilico, cm 105x80
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IL MIO UNIVERSO, acrilico, cm 145x115
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INTRECCIO, acquerello, 105x80 ( foto by Marco Caselli, Nirmal)
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LUCE, cquerello, cm 120x90 cm
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movimento d`acqua - Raku
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NOTTURNO, 105X80cm, ACRILICO
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PASSAGGIO IN INDIA - ACRILICO 145X115 CM, 2000 ( foto by Marco Caselli, Nirmal)
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SOGNO, acrilico, cm 105x80

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