Enciclopedia d'Arte Italiana
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MATTIOLI Angelita



Nata a Breno (BS), nel 1967, vive e lavora a Sellero (BS). Mattioli si diploma al Liceo Artistico “G. Oprandi” di Lovere (BG) negli anni ottanta e si affaccia all’arte proprio in quegli anni quando ormai, stemperatesi le correnti minimaliste, l’arte sta tentando una rinascita della pittura, che avviene puntualmente nelle forme che una definizione critica ha chiuso nel termine ‘transavanguardia’. Il suo incipit pittorico, inizialmente legato alla vicende narrativo evocative precedenti e spesso autobiografiche, di fatto tende a muoversi verso tratti più espressionisti rompendo lo schema neofigurativo ed arrivando ad una raffigurazione carica di tensioni e inquietudini, tra norma e trasgressione, che diventa anche racconto, vicenda, storia. Lei concentra tutta la pittura in quel grumo, in quel segno, in quella traccia con cui, con vigore e accelerazioni, definisce le sue figure, gli sfondi, gli ambienti. La sua prima personale risale al 1990, seguono poi mostre collettive e personali a: Brescia, Padova, Sassoferrato, Pordenone, Cremona e Bergamo. Da ricordare le due personali al Centro Arte Lupier del 2006 e 2011 che segnano per l’artista, insieme all’incontro con i critici Mauro Corradini e Fausto Lorenzi, momenti importanti nell’evoluzione artistica degli ultimi anni.

Da: Angelita Mattioli e l’espressività del segno-colore
“(...) Attraverso il gesto, attraverso il colore e la pennellata densa, Mattioli concentra tutta la pittura in quel grumo, in quel segno, in quella traccia con cui, con vigore e accelerazioni, la pittrice definisce le sue figure, gli sfondi, gli ambienti. Attraverso l’assunzione del protagonista, nuova proiezione dell’io, probabile figura atta a scardinare le norme, attraverso la funzione trasgressiva che la nostra tradizione e la memoria dell’infanzia indicano nel burattino, i pinocchi di Mattioli si fanno specchio di una visione interiore, di uno stato d’animo che sembra abbracciare ad un tempo distanze abissali, dall’immobilità paralizzante alla verità svelata: Mattioli non vuole raccontare, perché vuole scavare. E scava nell’anima, nella sua anima, nei nodi irrisolti di un universo che ad un tempo ci appartiene e ci appare lontano, nell’individuale biografia in cui vita e morte coesistono, ma anche nella fuga nel sogno, che apre ai desideri, o ai turbamenti che appartengono al nostro esistere (...)”
Mauro Corradini 2006

Ingombri e slanci di Angelita Mattioli
“(...) Angelita Mattioli sa che in realtà nella nostra esperienza e nel nostro immaginario quotidiani si è imposta una nuova centralità del corpo, ma di un corpo-superficie, un corpo-schermo che non scaturisce da un rapporto diretto, fisico e sensoriale, con la realtà immediata. Lei ha scelto di riallacciarsi all’energia ed all’immediatezza tipiche della pittura espressionista, che nascendo nella sferzata del segno e nel grido del colore ha convogliato in un fiume tumultuante tutte le inquietudini dell’ultimo secolo, in accensioni vivide e discordanti, in una tendenza dell’arte che è stata anche uno stile di vita, ardente e sensuale, lirico e visionario.”(...) Angelita Mattioli echeggia in questo nuovo ciclo, nell’impeto, certo clima molto diffuso nei decenni scorsi - fra transavanguardisti italiani e neoselvaggi tedeschi – di dirompente, anche violenta figurazione corsiva, con rimandi all’espressionismo storico e all’informale, ma lo mette in frizione con istanze altrettanto coeve (e mai del tutto disgiunte) dei cosiddetti “nuovi ordinatori” tendenti a una monumentalità solenne, ad una sorta di fissità ipnotica e dolente, con riferimenti al “ritorno all’ordine” ed alla classicità degli anni Venti e Trenta. Nell’apparente inconciliabilità, trova un fondo comune nell’andare all’essenza delle figure e delle emozioni, interpretata come uno sforzo per divincolarsi dalla tela come da uno spazio che si stringe addosso, soffocante. Ecco la donna che tenta di respingere il buio che le cala addosso come una prigione, ecco la donna che sogna ad occhi chiusi in attesa di incendiare il mondo con la sua forza generante, eruttata dal suo ventre, capace di liberare il segno e il colore in una esaltata innocenza, energica e sensuale.”(...) Il tema resta al fondo quello della liberazione della Donna-Terra genitrice, fatta prototipo del dono e della continuità della vita, che aspira a un canto pieno e fluente, in frizione con un simbolismo più cupo e allucinato. Da qui anche l’attuale ricondurre la pittura più fluente e gestuale al mistero d’una carnalità dolente e affaticata, in cui pur si concentra, tra germinazione e corruzione, il grembo della vita.” (...) La ricerca di Angelita Mattioli a questo punto ha risolto la questione della pittura più o meno figurativa, superata in questo suo costante bisogno di scompaginare la forma per ritrovarla in una vischiosità vitale e allucinata, nella perenne germinazione e corruzione nel grembo della vita. I volumi si dilatano per riempirsi di sferzate di segno-colore, e si alimentano come colate di lava e grumi vulcanici a un magma ora spento ora incandescente.”(...)”
Fausto Lorenzi, 2011


QUOTAZIONI *
*Prezzi riferiti dalla galleria Centro Arte Lupier
Pittura 80x100 cm € 1.500, 150x150 cm € 2.500, 200x150 cm € 3.000.
Sculture da € 1.000 a € 4.000. Per opere grandi e monumentali consultare l’Artista


Sito web: www.angelitamattioli.com


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oltre il buio tecnica mista 150x150 2012
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segregazione
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