Enciclopedia d'Arte Italiana
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ORSINI Maria



Maria Orsini nasce a Tagliacozzo il 7 giugno del 1939 da Antonia Luzzi e Gennaro Orsini.
Si trasferisce a Roma in giovane età, dove consegue gli studi superiori e si diploma all’Istituto Tecnico Commerciale che la inserirà nel mondo del lavoro. Si trasferisce a Parma nel 1972, dove stringe rapporti con il mondo artistico e apre uno studio d’arte in Piazza dei Conti Schizzati, al civico n.2. Per Maria Orsini, la pittura è il tentativo di rappresentazione della realtà oggettiva entrando nella materia attraverso l’indispensabile necessità interiore di movimento e continua ricerca di nuovi linguaggi.
Da pittrice, dipinge opere che sono la risultante della ricerca culturale del suo tempo tra elaborazioni astratto-informale e concettuale, usa le tecniche collage, dipiage (tecnica mista di pittura e collage), olio su tela, tempera, plastica. Nel 1997 ha esposto in numerose mostre personali e collettive, organizzate dallo Studio d’Arte Due di Venezia, presso la Galleria Mont Matre di Parma, alla Rassegna di Pittura “Omaggio al Carnevale” a Lodi. Alla Mostra d’Arte di Mercato a Vicenza. Riceve numerosi giudizi critici dagli esperti Nicola Amabile, Fernanda Bianchi, Federico Bonan, Carolina Mazzetti, Ciro Barbaro, Mariarosaria Belgiovine, Dario Bellazza. Riceve in carriera diversi premi artistici, come la Coppa d’Oro dall’Accademia Italiana Gli Etruschi” in La Spezia, 1997, Premio Biennale di Venezia del 1999, Premio creatività 1997 dall’Assessorato alla Cultura di Somaglia (LO), 1° Premio arte concettuale aprile 1997 dalla Città d’Arte Grazzano Visconti (PC). Hanno scritto dell’opera di Maria Orsini le riviste artistiche Exibart, Il Quadrato, L’Elite Selezione Arteb, ACCA edizioni e i quotidiani La Gazzetta di Reggio Emilia, Il Nuovo Giornali, Il Resto del Carlino e numerose altre.

La riflessione creativa dell’artista Maria Orsini prosegue da quasi trent’anni guidata da una propria profonda sensibilità espressiva. La scelta della pittrice si articola attraverso una storia che non ha mai abbandonato la ricerca di un proprio intimo alfabeto, i cui codici nascono direttamente dalla sua anima.

Delle opere di Maria Orsini mi affascina il percorso, la profondità delle sue campiture e la capacità di lasciare all’osservatore più attento la possibilità di assorbire dentro di sé l’opera per far emergere una propria interpretazione ed emozione. È indispensabile, nell’osservazione dei suoi “vortici”, spogliarsi di ogni pregiudizio artistico e lasciarsi trasportare e coinvolgere dal ritmo cromatico e compositivo, l’esperienza del linguaggio creativo di Maria Orsini lo si accoglie in questo modo, attraverso il trasporto emotivo.

Nascono così opere che ci possono accompagnare in un percorso che diviene di pubblico dominio con la prima mostra collettiva del 1993 a Reggio Emilia e ci porta fino ai nostri giorni. L’artista, prima di trasferirsi a Roma, è nata ed ha vissuto a Tagliacozzo, in Abruzzo in provincia di L’Aquila, città nella quale la storia ha radici molto profonde e straordinariamente interessanti. La città è oggi considerata come uno dei 100 borghi più belli d’Italia. La cosiddetta terra marsicana contiene i tratti identitari che ha dato i natali ad una generazione di personaggi dal carattere particolarmente profondo, caratteristiche che a ben vedere ritroviamo oggi anche in alcune tele di Maria Orsini. Dalla celebre Battaglia di Tagliacozzo. fino ai versi di Dante Alighieri, quando nomina la città in un celebre passo dell’inferno, la città dimostra la sua importante centralità culturale e storica.

L’artista si è poi trasferita nella città di Roma, dove vive e lavora quotidianamente alla sua incessante e affascinante ricerca espressiva.
La bellezza dell’analisi del percorso creativo di un artista come Maria Orsini appartiene ad una delle migliori esperienze culturali e spirituali che si possano fare perché significa entrare anima e cuore dentro i giochi cromatici delle opere fino a scorgere, attraverso una propria sensibilità, la forza straordinaria di un linguaggio, quello artistico, sempre unico e originale. Ogni pennellata, ogni intuizione della pittrice contiene storie, esperienze, emozioni, situazioni che sono uniche nel suo cuore, ogni campitura è espressione di una tensione emotiva ed esperienziale che non può trovare eguali e proprio per questo è parte di un viaggio intimo e carico di una forte spiritualità. L’artista, in questo specifico caso, mostra e dimostra la capacità di esprimersi attraverso i codici del linguaggio espressivo che riescono a loro volta a coniugare una riflessione profonda dal punto di vista contenutistico pur senza disdegnare la ricerca dell’armonia e della bellezza. In “Spiritualità” del 1992, opera accompagnata da una “Preghiera”, la profondità di cui parlo è piacevolmente evidente.

I celebri “vortici”, dipinti da Maria Orsini, offrono molteplici opportunità di lettura ed interpretazione, fino a farci riconoscere, nell’aspetto simbolico della sua pittura, una sorta di circolarità temporale già narrata dagli stoici greci o la ciclicità “dell’eterno ritorno” ricordata da Friedrich Nietzsche nel suo celebre capolavoro letterario e filosofico; “Così parlò Zarathustra”. È questa la forza delle opere dell’artista, la capacità di coinvolgere l’anima e i pensieri di chi osserva fino a toccare le corde sensibili della filosofia, della poesia e della cultura in genere. Si pensi ad esempio alla possibilità interpretativa che avremmo se analizzassimo i suoi vortici sotto la lente d’ingrandimento simbolica legata al movimento, al tempo, alla ciclicità della vita e al significato profondo della spirale.

La stessa spirale, che appare tra le sfumature cromatiche dei dipinti di Maria Orsini, può rappresentare quel moto continuo di morte e rinascita, di creazione e distruzione continua che a bene vedere è un moto che ci trascina dentro, ci coinvolge e stravolge proprio come la vita, proprio come ogni “vortice” della pittrice, sempre con un evidente movimento centripeto (non centrifugo).
Ecco dunque la soluzione, forse, alla lettura delle opere in cui si parla, non certo per caso, di Rinascita (1993) Nebulosa (1994,), Speranza (1994) e Plenilunio (2000), ecco perché la riflessione espressiva di Maria Orsini appartiene ad un’indagine creativa che ha il suo fascino legato al punto di partenza, la sua anima.
La ricerca interiore è una necessità, come lei stessa afferma, che affonda le radici nel carattere introspettivo di chi ha la capacità di confrontarsi con sé stessa e da qui la capacità straordinaria di far emergere in tutta la sua forza una pittura particolarmente interessante proprio perché intrisa dal profondo dei travagli di un’artista il cui “gesto” esprime un “segno” mai banale e carico di significati.

“L’infinito” del 1997 (masonite, 58x76) è l’opera la cui espressione contiene tutti i parametri necessari per comprenderne la lirica poetica. Quasi un monocromo sul quale si distingue un cerchio e attorno ad esso, quasi impercettibili, una serie di cerchi che amplificano sottilmente il senso dell’infinito tra poesia e mistero esoterico, tra le ricerche di Kazimir Malevic alla teosofia di Rudolf Steiner.

La forza creativa di Maria Orsini poggia le basi su una solida preparazione culturale e spirituale, caratteristica non banale che le ha consentito di tracciare in tutto il suo percorso espressivo una coerente parabola artistica legata allo studio e alla ricerca di una forma e di un linguaggio personale che oggi la identifica e caratterizza nel panorama italiano dell’arte contemporanea.
È cosi che le opere della pittrice rappresentano un intimo frammento narrativo attraverso le quali si snoda tutto il suo percorso di vita come Donna e come Artista, intriso di gioie e tormenti nel vortice del vivere quotidiano che ci coinvolge tutti, dimostrando ancora una volta la bellezza dell’ampiezza interpretativa del linguaggio dell’arte.

Alberto Moioli


QUOTAZIONI *
MOSTRE PERSONALI
1997 Galleria “Studio d’arte Due”, Venezia, Presentazione di Federico Bonan
1997 Galleria d’arte “Montmartre”, Parma, Presentazione varie
1997-99 Galleria d’arte “Alba”, Ferrara, Presentazione di Nicola Amabile
2000 Galleria d’arte “Elisir Art Gallery”, Bari, Presentazione di Ciro Barbaro
2009 Galleria d’arte “Il Leone”, Roma, Presentazione varie
2009 Galleria d’arte “Il Collezionista”, Roma, Presentazione di Nicola Amabile
2015 Galleria d’arte “3B Gallery”, Roma, Presentazione varie


MOSTRE COLLETTIVE
1993 Club degli Artisti di Reggio Emilia (RE)
1994 Galleria d’arte “SS Annunziata”, Parma
1995 Premio Internazionale di pittura “Parthenone Aurea”, Pomigliano d’Arco, Napoli
1996 Mostra benefica pro “L’Orizzonte”, Parma
1997 I° Biennale internazionale di arte contemporanea, Flash Art Museim, Trevi (PG)
1997 Trofeo “Omaggio al Carnevale” Assessorato alla Cultura, Castello Cavazzi Somaglia, Lodi
1997 Gran Premio “la Vela d’Oro”, La nave del sole (FO)
1997 I° Premio di pittura arte concettuale, Istituto di Cultura della provincia Castello Grazzano Visconti, Piacenza
1997 New Art Promotion “Les artistes sur la Cote d’Azur”, Hotel Radisson, Nizza
1997 Premio di pittura Trofeo Elite Accademia toscana, “Il Macchiavello”, Firenze
1999 Artexpo Javits Convention Center, New York
1999 Collettiva nazionale di pittura comune di Casalpusterlengo, Lodi
1999 Premio Ambiente Arte, “Nuovi Percorsi Psicovisivi”, Centro Studi Visivi, Milano
1999 Premio di Pittura “Filippo De Pisis”, Galleria d’arte “Alba”, Ferrara
1999 Premio Biennale di Venezia, Ass. Nazionale Culturale Artistica “Amici del Quadrato”, Venezia
2006 Galleria d’arte “Pentart”, Roma
2011 Mostra “Gran Premio Unità d’Italia”, Accademia Nazionale dei Dioscuri, Palazzo Barberini, Roma




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Fiori, 1992, tempera su carta Fabriano, 47 x 33
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Senza titolo, 1992, tempera su carta Fabriano, 33 x 47 cm - opera 2
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Nubifragio, 1993, tempera su carta Fabriano, 33 x 47 cm
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Fantasmi, 1993, tecnica mista su cartoncino, 26 x 36 cm
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Vortice, 1993, tempera su carta Fabriano, 33 x 47 cm
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Senza titolo, 1994, tempera su carta Fabriano, 33 x 47 cm
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Speranza, 2006, vortici, olio su tela, 41 x 51 cm
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Senza titolo, 2019, tecnica mista su faesite, 50 x 70 cm
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Eclisse 1, 2019, tecnica mista su faesite, 50 x 70 cm
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Universo, 2006, olio su faesite, 53 x 72 cm
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Maria Orsini

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