Enciclopedia d'Arte Italiana
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CALVANI Federico



È un fotografo umbro nato a Foligno nel 1988, Pentax Ambassador dal 2020, che indaga il rapporto tra tempo, memoria e silenzio. La sua ricerca si esprime attraverso il bianco e nero, linguaggio essenziale con cui restituisce forma all’invisibile: il tempo. Le sue immagini appaiono sospese nel ritmo lento della luce e nell’immobilità delle ombre, dove affiorano la fragilità e la forza delle cose. Ogni fotografia è un atto di ascolto, un frammento di tempo che si dilata all’infinito.

Federico Calvani: l’eleganza del rigore nella fotografia contemporanea
Ho incontrato per la prima volta il lavoro di Federico Calvani durante una mostra tenutasi a Trevi nel 2025, in provincia di Perugia, dove le sue fotografie in bianco e nero si imponevano con una presenza silenziosa e insieme magnetica. Provengo professionalmente dal mondo della fotografia in bianco e nero, quella di Ansel Adams, per questo motivo non potevo non esserne attratto. Le immagini esposte rivelavano un controllo assoluto del mezzo espressivo, una padronanza tecnica che affonda le radici nella grande tradizione fotografica del Novecento e che si manifesta in ogni scelta compositiva, in ogni gradazione tonale, in ogni dettaglio dell’inquadratura.
Ciò che mi ha colpito immediatamente è la capacità di Calvani di costruire una poetica del silenzio. Le sue fotografie in bianco e nero trasmettono una quiete contemplativa, una sospensione del tempo che invita lo sguardo a sostare, a indugiare sui dettagli per scoprirne la struttura profonda. La severità formale non esclude la sensibilità, anzi, è proprio attraverso questo rigore compositivo che riesce a veicolare un sentimento di malinconica eleganza, una riflessione sul tempo e sulla permanenza delle forme.
Federico Calvani lavora in modo molto raffinato sulla sospensione temporale attraverso una tecnica che trasforma il reale in architettura visiva, dove la luce modella le superfici con la precisione di uno scalpello. Il bianco e nero diventa dunque una necessità espressiva, e il linguaggio fotografico è lo strumento attraverso il quale riduce il mondo alla sua essenza formale, eliminando ogni distrazione cromatica per concentrarsi sulla struttura dell’immagine.
La sua sensibilità compositiva dialoga apertamente con i maestri della fotografia classica, penso alla pulizia formale di Edward Weston, a Michael Kenna e addirittura a Minor White più che altro per l’approccio contemplativo, la ricerca di una dimensione quasi spirituale attraverso il paesaggio, l’uso del bianco e nero come strumento di astrazione e meditazione visiva. Calvani assorbe la lezione che arriva dalla storia della fotografia e la trasforma in un linguaggio personale, caratterizzato da una sintesi concettuale prima ancora che stilistica.
Soltanto in un secondo momento ho scoperto la sua produzione a colori, una rivelazione che ha ampliato la mia comprensione del suo universo visivo. Le fotografie di paesaggio a colori di Calvani dimostrano la stessa raffinatezza formale del bianco e nero, ma aprono a una dimensione cromatica tutt’altro che banale. La scelta delle luci, l’attenzione agli equilibri compositivi, il controllo dei pesi visivi all’interno dell’inquadratura testimoniano una consapevolezza che va oltre la semplice registrazione del reale. Anche nel colore, Calvani mantiene quel rigore che caratterizza la sua ricerca: ogni tonalità risponde a una necessità espressiva, ogni elemento concorre alla costruzione di un’armonia che è insieme visiva e concettuale, un tributo alla magnificenza del miracolo della vita.
La cura che l’autore dedica alla stampa finale completa il processo creativo. Le sue stampe sono oggetti di rara perfezione tecnica, dove la gamma tonale viene controllata con precisione millimetrica e la carta diventa superficie su cui la luce deposita la propria memoria.
Federico Calvani rappresenta una voce significativa nel panorama fotografico contemporaneo, un artista del quale sentiremo ancora parlare. La sua ricerca si fonda su una disciplina formale rigorosa e su una consapevolezza profonda delle possibilità del linguaggio fotografico che lo collocano tra gli interpreti più interessanti della fotografia d’autore italiana.
Alberto Moioli




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Cammini austero, 2023
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Respiro effuso, 2023
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Fine quieta, 2018
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Custode siderale, 2018
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Respiro Boreale, 2019
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Ombre primordiali, 2024
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Ossa lignee, 2024
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Vuoto glaciale, 2022
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Memoria doppia, 2022
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Arco vitale, 2021

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