Enciclopedia d'Arte Italiana
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ROSSETTI Chiara Maria



Nasce a Monza il 2 novembre 1953 e fin dalla prima giovinezza respira un’atmosfera intrisa di creatività grazie al contesto familiare, caratterizzato da genitori che hanno entrambi frequentato le scuole d’arte – con indirizzo nell’arte tessile la madre e nell’oreficeria il padre – e da uno zio che ha parimenti compiuto studi artistici. Questa precoce immersione le consente di esprimere quella naturale predisposizione per l’arte, sebbene il suo percorso accademico prenda inizialmente una direzione differente. Chiara intraprende infatti studi in ragioneria e biologia, dedicandosi successivamente all’insegnamento di scienze e matematica presso le scuole medie. Stabilitasi a Vimercate nel 1979 a seguito del matrimonio, l’artista mantiene sempre viva la propria vocazione creativa realizzando, nel tempo libero, manufatti decorativi e dipinti applicati a oggetti di uso comune, per poi abbracciare l’attività pittorica in modo totalizzante verso la fine degli anni Novanta.
Formatasi essenzialmente da autodidatta, Rossetti avvia una continua e instancabile sperimentazione delle tecniche pittoriche. Il suo bagaglio estetico si arricchisce notevolmente attraverso l’osservazione e l’assimilazione delle lezioni dei grandi maestri; le prime espressioni ad acquerello trovano ispirazione nelle vibranti atmosfere di William Turner, mentre per catturare e sprigionare l’energia vitale del colore l’artista guarda all’eredità di altri giganti come Claude Monet e Vincent Van Gogh. Un momento cruciale per la sua maturazione tematica è segnato dall’incontro, avvenuto a Cremona nel 2012, con il compianto gallerista Dino Cecconi e con il critico Gianluigi Guarneri, che la spronano ad approfondire lo studio introspettivo dei paesaggi naturali e urbani.
L’espressività della pittrice si manifesta attraverso un marcato eclettismo, pur mantenendo una firma visiva profondamente riconoscibile. Dopo una fase d’esordio votata prevalentemente alla levità del paesaggio ad acquerello, l’artista transita ben presto all’uso dell’acrilico, abbandonando del tutto la pittura a olio a causa di una radicata avversione olfattiva, maturata fin dall’infanzia, per questa tecnica. La sua ricerca materica la spinge a lavorare con substrati eterogenei, sperimentando l’applicazione dei pigmenti anche su vetro e su stoffa.
Sotto il profilo tematico, l’artista nutre una profonda e originaria attrazione per gli alberi, i bacini d’acqua e i riflessi luminosi, ma la sua interpretazione del paesaggio si evolve nel tempo subendo un costante processo di sintesi che talvolta arriva a sfiorare l’astrazione. In questo processo, il colore assume il ruolo di dominatore assoluto dello spazio pittorico, tanto da scardinare e stravolgere spesso l’idea figurativa iniziale.
Gianluigi Guarneri evidenzia proprio come la luce assuma nelle sue tele un ruolo percettivo morbido e avvolgente, capace di generare "sequenze tonali meditate" in bilico tra antico e moderno. Proprio in questa direzione, lo storico e critico d’arte Nicolò Navarrini individua nell’attuale cifra stilistica della Rossetti un autentico "lirismo cromatico in dissolvenza": un approccio in cui la materia pittorica non si limita a descrivere lo spazio, ma lo sublima, impiegando il colore come forza motrice per sfaldare la solidità del reale e restituirne l’essenza più intima e atmosferica. Sebbene la figura umana e, in generale, l’elemento antropico risultino quasi del tutto assenti da questa rigorosa indagine paesaggistica, nei rari casi in cui l’artista sceglie di accostarsi a tali tematiche lo fa con un approccio sintetico, originale e permeato da una disinvolta e grafica leggerezza, dimostrando così una notevole versatilità creativa.
L’esordio ufficiale dell’artista nel circuito espositivo avviene nel 2008 con una mostra personale allestita presso la Vecchia Dogana di Trezzo sull’Adda, evento che ne suggella anche l’ingresso nel gruppo artistico locale. Negli anni successivi la sua presenza sul territorio si consolida attraverso varie adesioni associative: nel 2010 entra negli "Amici dell’arte" di Cologno Monzese, unendosi in seguito al "Lab Four Art Group" della medesima città e, poco prima della pandemia da Covid-19, all’Associazione Culturale Caravaggio. Contemporaneamente la sua ricerca trova spazio in contesti istituzionali di primo piano, quali il Palazzo della Permanente di Milano e il Padiglione Varvello durante Expo 2015. L’attività dell’artista si estende così capillarmente attraverso numerose fiere e rassegne personali sul territorio nazionale (Cremona, Parma, Piacenza, Amalfi, Spoleto, Novara, Ferrara), varcando infine i confini italiani con esposizioni a Berlino e a Londra.
A testimonianza del valore della sua ricerca, l’evoluzione artistica della Rossetti è scandita da significativi riconoscimenti concorsuali, tra cui spiccano il primo premio al Concorso Internazionale "Il Caffè e l’Arte" di Milano (2016), il premio per la pittura astratta all’ISA Award (2019), il Premio Cecconi (2020) e diverse menzioni e segnalazioni nelle edizioni del Concorso Biennale Emilio Gola di Olgiate Molgora. La maturità del suo linguaggio le ha inoltre garantito una crescente attenzione collezionistica: le sue opere figurano oggi in numerose collezioni private in diverse parti del mondo, con acquisizioni negli Stati Uniti (Seattle, Boston e nel New Jersey), in Lussemburgo, in Svezia (Stoccolma) e in Turchia.


QUOTAZIONI *
Quotazioni riferite dall’artista
Tra i 150 e i 1.000 euro, a seconda delle dimensioni della tela e della complessità tecnica



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Portinax-Miraggio estico, 2018, acrilico su tela, 70x70 cm
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Araba Fenice, 2021, acrilico con foglia metallica su tela, 60x60 cm
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Betulle, 2026, tecnica mista su tavola, 70x50 cm
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L`ultimo calore della sera, 2026, acrilico su tela, 70x70 cm

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