Enciclopedia d'Arte Italiana
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PRADO Alfredo



Il Ch. mo Prof. Alfredo Prado, pittore e grafico di riconosciuta autorevolezza, è nato ad Agrigento nel 1952. Dopo aver completato brillantemente gli studi accademici di Scenografia, risultando fra i più stimati allievi di Toti Scialoja, Achille Paci e Renzo Vespignani, giovanissimo ha fondato nella Città dei Templi prima il Liceo Artistico “Michelangelo” e successivamente, ma già ben trent’anni addietro, l’Accademia di Belle Arti "Michelangelo", prima ed unica istituzione universitaria d’alta formazione artistica nel territorio di Agrigento, e della quale è l’attuale Direttore elettivo.
Ha insegnato, per molto tempo, Discipline Geometriche ed Architettoniche e Scenotecnica presso Istituti d’Arte Statali ed Istituti d’Arte Regionali della Sicilia.
E’stato Dirigente Scolastico dei più importanti Licei Artistici Regionali siciliani, fra cui quelli di Enna e Santo Stefano di Camastra (Me).
Attualmente è Dirigente Scolastico del prestigioso Liceo Artistico Regionale di Bagheria (Pa); ed è anche costantemente chiamato, in tutti i periodi dell’anno, ad incarichi di Presidente di Commissioni Esaminatrici negli istituti superiori, universitari e post-universitari, statali e parificati, di tutto il territorio nazionale.
Ogni istituzione scolastica da lui diretta è immediatamente diventata, sotto la sua guida, anche importante punto di riferimento della cultura italiana, grazie alla realizzazione di grandi Mostre dedicate ad illustri esponenti dell’Arte contemporanea, alcuni dei quali hanno anche ricevuto la Laurea “honoris causa” in Arti Visive e Discipine dello Spettacolo conferita dall’Accademia di Belle Arti “Michelangelo”, nonché tramite l’organizzazione (che prosegue in modo intensissimo e gratificante) di numerose manifestazioni artistiche, letterarie, di promozione socio-culturale e di valorizzazione del territorio di riferimento; e ciò sempre con grande successo, entusiastico apprezzamento dei fruitori, vasta eco mediatica, nonché con il gradimento e l’encomio anche da parte delle più importanti istituzioni pubbliche, da quelle locali a quelle ministeriali.
Ha ricoperto varie cariche artistiche, sportive e politiche, anche di rilievo nazionale.
Anni fa ha fondato e portato ai più alti livelli il Premio Internazionale “Demetra d’Argento” per le Arti Visive, assegnato, nel tempo, ad insigni Maestri, fra cui, nel 2007, Pier Domenico Magri.
Nel corso della sua lunga ed apprezzata carriera, durante la quale ha ricevuto anche numerosi encomi ed attestati di benemerenza dalle più importanti istituzioni scolastiche, è stato più volte insignito di autorevoli riconoscimenti ed onorificenze, fra cui, nella Città dei Templi, il Premio “Sikelé” per l’impegno culturale; ed è stato nominato Componente “honoris causa” di prestigiose Accademie italiane ed estere, fra cui, qualche anno fa, l’Accademia Internazionale degli Empedoclei di Agrigento.
La sua attività espositiva è ripresa più intensamente da diversi anni, portandolo anche al prestigioso traguardo di un’apprezzatissima Mostra personale di grafiche (settembre 2015) alla Biennale di Venezia.

I “DIAGRAMMI DELL’ANIMA” DEL MAESTRO ALFREDO PRADO
Ogni “trovarsi” pirandelliano in compagnia del Maestro Alfredo Prado e delle sue affabulanti grafiche, diviene un evento straordinario che, personalmente, ho sempre il piacere di definire, in apparente paradosso, “la presentazione di un libro” (ed il suo periodico aggiornamento) poiché altre pagine vanno sempre ad aggiungersi a questa sua complessa e ponderosa “autobiografia per immagini”,come andrò qui ad esplicitare. Sappiamo che Vassili Kandinskj, Artista eccezionale ma anche autorevole studioso di cultura visuale, parlò e scrisse di un’Arte eminentemente finalizzata a far scaturire le “visioni interiori” di chi s’esprime per Segni d’Arte; e sappiamo, altresì, che, come è peraltro d’uso comune affermare, “un’immagine vale mille parole”. Di conseguenza, ed a puro esempio, trenta immagini (come quelle raccolte nel primo evento espositivo del Maestro Prado dedicato alla sua nuova produzione di grafiche) equivalgono a più di trentamila parole che, collocate insieme, possono e sanno riposizionarsi in aspetto, forma ed essenza di libro, quali trenta capitoli della vita dell’Artista a mostrarsi altrettante, kandinskijane “visioni interiori” esteriorizzate nell’assemblante “fil rouge” d’un processo in cui queste visioni interiori, queste visioni del “Dentro” vanno simultaneamente a proiettarsi nelle scaturigini del “Fuori”, cioè in altrettante opere grafiche mai originate da un’estetica fine a se stessa (la più inutile e perniciosa, la più banale ed insignificante) bensì, al contrario, assolutamente motivate da continue ulteriori interfacce di sommovimenti nel “Dentro” e di estrinsecazioni nel “Fuori”, in una sorta di percorso “a navetta” e “naturaliter” ininterrotto in cui Pulsioni dell’Estro, animate di Enigmi e Segreti, trasmutano in Tragitti e Orizzonti di Luce a percorrere l’Io d’un personaggio complesso e completo, capace di aperture totali ma anche di chiusure nella fortezza delle sue oasi interiori segrete ed inespugnabili. Questi trenta capitoli (ma ormai, con i relativi e numerosi aggiornamenti temporali e dell’estro, ancor di più), vanno, pertanto, in Prado, a rappresentare altrettante fasi esistenziali nelle quali, fra Dinamismi di Palpiti ed eruzioni e intenzionali, ma solo apparenti stasi di rarefatto “surplace”, il “Dentro” prosegue a dialogare col “Fuori” (e viceversa) in un ininterrotto interloquire giammai mediato dalla semplice logica sequenziale di segni alfabetici “strictu sensu” intesi per linguaggi verbali e scritti, ma sublimato, ed in eloquenza di echi catalizzanti o di silenzi ermetici e rivelatori, dal “cum-figurare” del colore, annientando così anche un altro paradosso sconvolgente, laddove l’etimo denotativo, ergo principale, di “colore” non ingloba altro che “buio, macchia nera, dolore, fiele”, nell’attesa del suo connotativo trasmutare in arcobaleni rutilanti di cromatismi. In altre parole, Teorie di Colori già vagolanti su ombrosi ed arcani sentieri del “Dentro” distillano Purezze di Cromie in Elisir del “Fuori” che denudano e svelano il Profondo, rivestendo l’Essenza del Segno di Fulgori e di Palpiti; Pulsioni dell’Estro, animate di Enigmi e Segreti, trasmutano in Tragitti e Orizzonti di Luce a percorrere l’Io; Catene di Sentimenti saldano ed inanellano il Rosso dell’Amore, della Sessualità, della Gioia, dell’Illuminazione, della Fede, dell’Energia, del Dinamismo, dell’Entusiasmo, dell’Altruismo, della Vitalità, dell’Audacia, del Successo, del Coraggio, della Sofferenza, del Sacrificio; il Blu dell’Intelletto, della Saggezza, della Sapienza, della Costanza, della Serenità, della Dolcezza, della Lealtà, della Contemplazione, della Rivelazione, della Deuteroscopia; il Giallo dell’Intuito, dell’Acume, della Fiducia, della Concretezza, della Radiosità, della Verità, dell’Infinito, dell’Eterno; ed ancora, il Verde della Natura, dell’Esistenza, della Giovinezza, della Crescita, della Calma, dell’Armonia, dell’Equilibrio, della Compostezza, della Ragione, della Fantasia, dell’Estro, della Creatività, della Perseveranza, della Speranza, dell’Immortalità; l’Arancione dell’Ottimismo, dell’Autostima, della Ragionevolezza, del Cambiamento, dell’Ausilio, nonché l’Azzurro della Serenità, della Comunicazione, dell’Apertura, della Disponibilità, della Tolleranza, della Lungimiranza, della Convivialità, dell’Idealismo: anelli che accolgono e saldano, in raffinate compresenze di “affinità elettive”, anche il Viola del Cogitare e dell’Arcano, dell’Intelligenza, della Conoscenza, della Devozione Religiosa, della Sacralità, della Santità, della Sobrietà, dell’Umiltà, della Temperanza, della Penitenza, della Rimembranza, della Contemplazione, e persino il Nero della Tristezza, della Rinuncia, dell’Irrazionalità, dell’Inquietudine, dell’Angoscia, dell’Indignazione, della Ribellione, del Non-Manifesto, dell’Arcano, del Tempo, del Vuoto, del Fato; evocazioni e rappresentazioni che, infine, vanno anche ad interfacciarsi ad altre non fondamentali, ergo secondarie ma pur sempre comprimarie Congiunzioni di Cromie in un loro appena un po’ più sporadico ma giammai casuale occhieggiare (il Caso non esiste), come il Grigio del Distacco, della Prudenza, della Malinconia, della Nostalgia, dei Ricordi e dei Rimpianti, ed il Marrone della Fisicità e della Terrestrità; mentre, su tutto e tutti, aureola sempre la Suprema ed abbacinante Potestà del Bianco quale presupposto, fondamento, cartiglio, guida e destinazione azimutale d’ogni camminamento per scansioni ed assemblaggi di cromie, quale manifesto e stendardo del Non-Iniziato e del Non- Finito a sovrintendere e spadroneggiare con sipari e quinte d’eloquenza su qualsivoglia esito di configurazione, e con una padronanza magistrale anche di quel “segno-gesto” ad operare “in toto” e per flussi di cromie su queste placente di Bianco e che pur esso assembla i canoni orientali d’una “non-forma” che, sia nelle grafiche sia in ogni altra opera del Maestro Prado, diviene evidenza di diagrammi, elettrocardiogrammi, encefalogrammi dell’Anima. Riunendo Cuore e Mente in queste vibranti comprove d’autoanalisi interfacciata all’espressività, processo in cui il nostro Artista affida, ripeto, il “Dentro” al “Fuori” quasi per esorcizzarlo e sgravarsi, in una denudazione interiore decisa ma sempre controllata (mi sovviene Italo Calvino: scrivere – in questo caso esprimersi per Segni d’Arte – è anche nascondere deliberatamente qualcosa dando però, al tempo, segnali e tracce di tale celare a chi sappia intuirlo e svelarlo, per enigmi in uno acuti ed amari) Alfredo Prado opera con reale, acuto, impeccabile possesso di presupposti concettuali e di polivalenti risultanze tecniche ed espressive, già figlio d’Arte (indimenticabile la preclara figura del Padre, il Prof. Anselmo Prado, Artista e Storico dell’Arte che, per i suoi studi e i suoi dipinti, fu ammesso, di diritto e per merito, nel Gotha dei massimi protagonisti della saggistica e della creatività del Novecento italiano) ed allievo prediletto di Grandi Maestri (Vespignani fra tutti) nel corso della sua brillante formazione universitaria; e prosegue a rivelarsi Artista giammai aduso, per sua precisa scelta di anche troppa e ingiustificata umiltà, a quell’effimero, presuntuoso ed, ai fatti, solo inutile, fatuo ed auto-referenziale iper-presenzialismo espositivo che, da sempre, invece, costituisce palcoscenico affollato da una maggioranza assoluta di megalomani a fronte di rari e veri Maestri che non hanno mai abusato dei loro carismi mutandoli in vacue e vanesie genuflessioni all’Effimero. Ed infatti, grazie a questa sua recente produzione di grafiche (personale, precisa, originale scelta, ribadisco, di “Diagrammi dell’Anima”) l’Artista ha nettamente e deliberatamente accantonato la prevedibilità d’un esporre nell’ordinario di una pur egualmente alta e valida opzione di opere a rappresentare, attraverso le sue ben conosciute polivalenze di Artista, gli esiti d’un figurativismo alquanto particolare ed “orientale” nei suoi camminamenti dentro un figurativismo del “segno/gesto” essenziale e saettante, del distribuire forme e “non-forme” con rari equilibri del cogitare e dell’esprimere; ed ha inteso, invece, proporre ed esporre, come già indicato “in antis”, solo le opere in cui va a manifestarsi più il “Dentro” che il “Fuori”, o, già come e meglio sottolineato, il “Fuori” quale scaturigine immediata ed omnicomprensiva del “Dentro”; e ciò tramite Rosari di Rovelli, Stazioni di Passione, Teorie del Decriptare, Sequenze dell’Individuare e del Manifestare, Liturgie del Denudarsi e dell’Offrirsi, Cerimoniali di Auto-Perlustrazioni dell’Io, Evangeliari di Ostensioni captate e catturate, con Intuizione d’Indagatore ed Infallibilità di Reziario, fra i Sentieri e i Labirinti della Coscienza, estrapolando ed estraendo, nel Supersegno della Consapevolezza, tutto quanto costituisce il “corpus” visuale e cogitativo di questo appuntamento finalizzato ad un “ex-cavare” in uno con il “riportare alla luce” (non per esiti ottenebranti ma su equilibratissime scacchiere di luminescenze terse ed ipnotiche) i diagrammi “cum-figurativi” che, nella magia di Toni e Tratti, Rimandi e Segnali, Dinamismi e Stasi, Scenari e Quinte della sua Anima, mutano, magnetici e magnifici, in altri fogli d’un libro che seduce gli Occhi, la Mente, il Cuore.
Prof. Nuccio Mula
scrittore - giornalista
docente universitario di Fenomenologia dell’Immagine e delle Arti Contemporanee,
Filosofia dell’Immagine, Teoria della Percezione e Psicologia della Forma
presso l’Accademia di Belle Arti “Michelangelo” di Agrigento
componente dell’Associazione Internazionale critici d’Arte



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