Enciclopedia d'Arte Italiana
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CELLINI Barbara



Barbara Cellini, nata a Lecce nel 1972, dove vive, lavora e ha conseguito il diploma di maestro d’arte in decorazione. Laureatasi in conservazione dei beni culturali ha un Master in Restauro della pietra, affresco e mosaico. Tra il 2006 e il 2010 ha partecipato a cantieri di restauro in Puglia. Patrocinata dal suo comune di nascita, espone dal 2005 al 2016 in collettive di pittura sul territorio pugliese con successo di pubblico e committenza. Nel 2017, durante la Rassegna di Itinerario rosa, ha luogo la sua prima personale dal titolo "Donne tutto il coraggio del mondo", dove presenta ritratti di donne guerriere del nostro tempo che hanno rinvenuto motivazioni importanti nella lotta per i diritti umani.
La Cellini ama la tematica del tempo che scorre e contamina la contingenza col suo fluire, adora le linee curve degli strumenti antichi per misurare il tempo come l’astrolabio e il meccanismo di Antikitera, ritenuto il primo ordigno meccanico studiato e realizzato nella scuola di Archimede; strumenti che ella tratteggia in chiave surrealista e simbolica, proiezioni e riflessioni del pensiero subcosciente ed ineluttabile viatico per uno stato di conoscenza oltre il visibile.
L’inesplicabile meccanismo di Ankitera,“computer astronomico” in grado di determinare le relazioni tra il sole, la luna, la terra e le stelle, pone nel noumeno della sua arte, un Mediterraneo al centro dell’innovazione; in particolare la Siracusa di Archimede con i suoi specchi, meccanismi ad acqua e orologi, con ruote ad incastro, diventa punto di partenza di un viaggio culturale che ha la risultanza di un’intima esplorazione del rapporto tra l’uomo, la natura e la sua storia.
La farfalla spesso protagonista in opere come “Le farfalle meccaniche di Antikitera in libertà” e “Le farfalle di Costantino”, acquisisce nei dipinti valenza di libertà e trasformazione. La farfalla della Cellini è una metafora che trascende il tempo in sintonia con la storia nella sua veloce evoluzione ed effimerità. Un immaginario antico di sollecitazioni visive oniriche e inconsce è installato nell’ordito pittorico con grande leggiadria ed in esso sfuma rievocando la multidimensionalità.
Nella sua antologia iconografica femminile l’artista riesce, con la maestria tecnica di chi conosce gli accorgimenti pittorici, a donare dinamismo al viso con luci soprannaturali, quasi per attribuirgli una natura ultraterrena, figurando una visione classica della donna immortale, inserendo atmosfere e sfondi che ricordano per l’efficacia pittorica, la migliore tradizione surrealista che va da De Chirico a Frida Kahlo, a Lutz R. Ketscher.
I suoi volti di donna sono una rivisitazione surreale originalissima di archetipi, avvolti da un senso di introspezione, in ambientazioni classiciste e fantastiche, ispirate al mistero femminile, cui si affiancano rovine arcaiche “Resti classici, opere dell’uomo e della storia”; un mix di sentimenti, luce, aria, paesaggi visti e mai raccontati con atmosfere grecizzanti, realizzati attraverso strati di visioni, che strizzano l’occhio al passato e al mistero del futuro.
Sinuosa e avvenente si stende la magia del colore rosso sui soggetti; esso accende ed orna la scena, detta la struttura della figurazione e il contrasto alle nuances neutre o definite del dipinto –sipario della Cellini. I sicuri rapporti dell’euritmia dei colori a volte interrotti da cauti contrasti, riecheggiano la grande esperienza di una pittura incisiva e abbagliante che consacra il tempo solo all’intuizione e al sogno, fissando la bellezza della donna e della storia in un frasario artistico sublime.
Melinda Miceli Scrittrice e Critico d’arte



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