Enciclopedia d'Arte Italiana
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ALFONSI Emiliano



Emiliano Alfonsi classe 1980, vive e lavora a Roma dove è nato. Durante gli anni accademici si dedica allo studio dell’antica lavorazione delle vetrate artistiche e dei mosaici secondo le regole della tradizione medievale. Ha operato nel settore dell’arte monumentale con numerose commissioni laiche ed ecclesiastiche; le sue pregiate vetrate sono presenti in più di settanta chiese in Italia e all’estero. Nel suo percorso artistico ha esposto con grandi professionisti dell’arte come Saturno Buttò ed e’ tuttora docente di un noto corso di pittura in una scuola d’arte di Roma.
L’artista è un affermato iconografo a livello internazionale grazie al suo vastissimo curriculum e ai suoi ritratti enigmatici che raffigurano i soggetti superando il rapporto spazio-tempo, dando vita a opere volte a riesumare la sontuosità e lo splendore dell’arte gotica. Nella sua tecnica, la tempera all’uovo del 1400 si veste di volti del mondo contemporaneo. Le icone dell’Alfonsi sono opere i cui soggetti femminili e maschili eterei e cristallini, hanno un rizoma di matrice simbolista, con riferimenti all’antichità classica che mostrano la volontà di fuggire dalla visione del mondo razionale, trasfigurata da un’interpretazione temporale laica contemporanea. La dimensione del sacro viene a volte trasferita a soggetti profani nella tonalità ieratica e sacrale, tipica delle tavole del medioevo, avvolte da quel senso di mistero e sospensione che ammanta il soggetto di quel "turbamento inquietante", inedito all’iconografia classica e che rinvia ad una suadente catarsi scenica. I soggetti immortalati, carichi di bellezza ideale e sublime, diventano opere auree e tridimensionali, circondate da spessi contorni perfettamente intonati, che ne fanno quasi una scultura. Gli occhi delle sue icone sono magnetici e ammiccando in obliquo, sembrano seguire il nostro sguardo da qualsiasi angolazione, esibendo magistralmente l’ “effetto Monna Lisa” di Leonardo.
Ci si può sentire osservati e questa cosa turba, ma è questa la caratteristica che spezza l’immutabiltà iconica seducendo lo spirito di chi scrutando s’interroga sull’egnigmatica ambiguità dei volti. Il mistero del legame con l’Universo invisibile riappare nelle sue figure umane, spesso allungate, da stilemi medievaleggianti. Le cornici che contengono l’opera d’arte, si fanno estensione della stessa nello spazio, mostrando attraverso la simbologia delle figurazioni e l’alchimia dei numeri, un’arcana ed irraggiungibile armonia.
L’opera “Temperanza” vincitrice del Certamen internazionale sulle Cattedrali indetto dal critico d’arte e direttore artistico Melinda Miceli, come la tessera di un polittico gotico, esprime tutta una sua “poesia gotica” che può essere decifrata solo con la simbologia della composizione. Il cerchio nel quadrato della cornice indica il rapporto tra Terra e Cielo, ponte tra spirito e materia, come le cattedrali, templi della sacralità e della sapienza alchemica. Il cerchio nel quadrato è quindi la relazione tra le forze di base su cui l’universo è strutturato, con i 4 elementi, ossia i mattoni della creazione. Il contesto della rappresentazione è suffragato dalla presenza dell’indaco scuro che rinvia alla sacralità. Il calice della Temperanza, illustrato nella brocca argentea, contiene l’ equilibrio enunciato dalla presenza dei colori blu e rosso, caldo e il freddo, acqua e fuoco ad indicare l’unione degli opposti. “Temperanza” racchiusa in una bolla di muti segreti, quasi avvolta da un’aura metafisica, sospesa e staccata dal turbinio della vita, si fa su questa abbagliante opera, simbolo della trasmutazione alchemica; oltre alla diffusione del sapere, rappresenta la metamorfosi interiore, la guarigione, la rigenerazione, il perfetto equilibrio fra il principio solare, maschile, e quello lunare, femminile.
Nella percezione dei valori congeniti nel suo stesso appellativo Temperanza, enuncia sulla tela dell’Alfonsi senso di moderazione, autodisciplina ed equilibrio proiettato verso iniziative future di rigenerazione e innovazione. Nella figurazione iconografica si delinea dunque la riflessione di una visione spiritualizzata ma obiettiva del tangibile attraverso il sentimento, la compassione ed il giusto distacco che guidano il guaritore nella sua missione di sostegno e liberazione.
Figura di primo piano a imporsi sulla tavola è il “rebis ermafrodita”, simbolo dell’unione degli opposti, il cui collo riprende armonie decorative tratte dall’architettura gotica. Il disegno del volto manifesta una simbiosi di “anatomia leonardesca” tra arte e scienza, dove la ricerca artistica dell’Alfonsi, avvicinandosi alla soglia dell’illusorio, catapulta lo spettatore nel buco nero dell’enigma interpretativo. Il soggetto nel suo suggestivo schema figurativo si presta all’inganno visivo tipico del capolavoro entrato in azione semplicemente con la pittura che tende a una concretezza tale da generare l’illusione del reale stesso.
La Temperanza esprime anche la legge di causa – effetto: tutto quello che entra in un vaso, non si disperde nel transito e il liquido cambiando colore non cambia la propria sostanza, ma uscirà per tornare in quello di partenza, in un ciclo eterno. Il liquido è composto dai nostri pensieri, sentimenti ed azioni diretti verso altri esseri viventi o sistemi.
Mistiche e misteriche, le icone di Emiliano Alfonsi, fanno della sua poetica artistica un genere originalissimo e indottrinato nel quale l’Artista racchiude tutta una semiotica resa vivida da un cromatismo e da una calligrafia tonale meticolosa dove senso della sua espressività senza pause e ripensamenti e la sperimentata professionalità e padronanza tecnica, sono volte a penetrare il significato più antico e profondo della sapienza ermetica.

Melinda Miceli storico e critico d’arte



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